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Osservatore – Osservato
L’osservatore fa parte del sistema che osserva o è esterno ad esso?

Partecipano: Maurizio Ferraris,  Giulio Paolini,  Carlo Rovelli,  Sean  Snyder,  Daniel Soutif,  Elena Volpato, 

Interviste

Giulio Paolini

Giulio Paolini

Carlo Rovelli

Carlo Rovelli

Daniel Soutif

Abstract

Descrizione

Se si vuole giungere a certe forme di conoscenza non solo nelle scienze antropologiche e sociali ma anche in fisica l’osservatore deve integrarsi nella sua osservazione. L’osservazione non è solo effettuazione di registrazioni percettive, ma è anche ricerca di senso. E dunque non esiste alcunché che si possa considerare come esperienza osservativa pura, assolutamente libera da aspettative e da una teoria (K. Popper, Logica della scoperta scientifica, 1935, Einaudi, 1970 p.514). Secondo Feyerabend l’esperienza dell’osservare nasce assieme agli assunti teorici, non prima. Il processo di conoscenza avviene così in una logica circolare in cui osservatore e osservato si influenzano reciprocamente.

L’occhio dilata, restringe, colora, annebbia, trasforma. E ciò che percepiamo ci trasforma a sua volta. Il mondo è nella nostra mente che è nel mondo (Edgar Morin). Quando si cammina le cose cambiano (Maturana).

Nelle arti visive, come nel cinema, l’atto di osservare è un nodo centrale del rapporto tra opera e autore. L’autore è in qualche modo il primo osservatore della sua opera, a volte in posizione non troppo diversa da quella del pubblico, così come il pubblico può divenire, almeno in parte, autore dell’opera a lui consegnata o parte di essa.

It En

Programma

Saluti della città di Lugano 
On. Giovanna Masoni Brenni,, vicesindaco e Capo del Dicastero Cultura della Città di Lugano 
Introduzione alla giornata del direttore del Museo Cantonale d’arte 
Marco Franciolli 
Modera Elena Volpato, storica dell’arte

Relazione di Carlo Rovelli, fisico teorico, professore al Centre de physique théorique all’Università di Marsiglia, tra i fondatori della Teoria “Loop Quantum Gravity”, una delle principali linee di ricerca per descrivere le proprietà quantistiche del tempo e dello spazio.

 

Relazione di Daniel Soutif, filosofo e critico d’arte, è stato direttore del Département de Développement Culturel al Centre Pompidou a Parigi, direttore del Museo Pecci di Prato e attualmente commissario freelance.

Pausa pranzo

Elena Volpato, storica dell’arte e curatrice, Galleria d’Arte Moderna Fondazione Torino Musei.

Relazione di Giulio Paolini, artista, in dialogo con Elena Volpato. Paolini ha tenuto innumerevoli mostre in tutto il mondo ed è rappresentato in molte collezioni pubbliche internazionali.

Pausa

Un progetto speciale dell’artista americano che vive a Berlino, Sean Snyder, il cui lavoro risulta dalla ricontestualizzazione di immagini, video e testi, provenienti da diverse fonti documentarie.

Relazione di Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica all’Università di Torino, che ha proposto il concetto di realtà in filosofia (Nuovo Realismo) come antidoto alla relazione con il mondo, indotta della degenerazione del postmodernismo.

Discussione e chiusura di Elena Volpato con Carlo Rovelli.

Partecipazione

La partecipazione all’evento è gratuita. 
Si prega di confermare utilizzando il formulario d’iscrizione qui disponibile o via e-mail: participate@associazione-nel.ch

Come arrivare

In auto

Parcheggi a pagamento disponibili in zona.

In treno

Dalla stazione ferroviaria di Lugano (www.ffs.ch) l’USI è raggiungibile in bus (TPL) o a piedi.

In bus dalla stazione: sul piazzale davanti alla stazione prendere il bus 6 (direzione "Cornaredo") e scendere alla fermata "Università" (circa 6 minuti).

In bus dal centro città: informarsi sul sito dei Trasporti Pubblici del Luganese (TPL).

A piedi dalla stazione circa 20-25 minuti

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Contributi e partners

Con il patrocinio della Città di Lugano:

 

In collaboration with:

  • MASILugano, Museo d’Arte della Svizzera italiana
  • i Cineclub del Cantone Ticino

Partners:

  • ProMuseo Associazione degli Amici del Museo Cantonale d’Arte
  • Società Ticinese di Belle Arti
  • L’Ideatorio dell’Università della Svizzera Italiana
  • ChiassoLetteraria

Maurizio Ferraris

Maurizio Ferraris

Professore ordinario di filosofia teoretica all’università di Torino, dove dirige il Centro interuniversitario di ontologia teorica e applicata (CTAO) e il Laboratorio di ontologia; è stato directeur d’étude al Collège International de Philosophie (Parigi), visiting professor all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e in numerose università tra cui a Colorado Springs, Monterrey, Ginevra, Montpellier, Lipsia e a più riprese borsista alla Alexander von Humboldt-Stiftung a Bonn. Influenzato da J. Derrida, ha esordito come teorico dell’ermeneutica, per poi giungere a un oggettivismo realistico che pone il riconoscimento di una sfera di realtà indipendente dalle interpretazioni (Manifesto del nuovo realismo, 2012) contrapponendosi alla relazione con il mondo che la degenerazione del postmodernismo ha indotto. Ferraris dirige la “Rivista di Estetica”, è condirettore “Critique” ed è autore di numerose pubblicazioni teoriche e di analisi di alcuni aspetti della modernità. Ha scritto una quarantina di libri tradotti in varie lingue tra cui: Storia dell’ermeneutica (1988); Estetica razionale (1997); Experimentelle Ästhetik (2001); L’altra estetica (in collab. con P. Kobau, 2001) A taste for the secret (in collab. con J. Derrida 2001); Ontologia (2003); Introduzione a Derrida (2003); Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura (2004) Perché è necessario lasciar tracce (2009) Manifesto del nuovo realismo (2012).

Giulio Paolini

Giulio Paolini

Classe 1940. Dalla sua prima partecipazione a un’esposizione collettiva nel 1961 e dalla sua prima personale nel 1964 ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998), alla Fondazione Prada a Milano (2003) e al Kunstmuseum di Winterthur (2005). Ha partecipato a diverse mostre di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013). Il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni pubbliche internazionali. Grafico di formazione, ha sempre nutrito un particolare interesse per la pagina scritta accompagnando la sua ricerca artistica con riflessioni raccolte in libri curati in prima persona: da Idem con un’introduzione di Italo Calvino (Einaudi, Torino, 1975), ai recenti Quattro passi. Nel museo senza muse (Einaudi, 2006), e L’autore che credeva di esistere (Johan & Levi, Milano, 2012). Dal 1969 ha realizzato anche scene e costumi per rappresentazioni teatrali, tra cui i progetti ideati con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e le scenografie per due opere di Richard Wagner per la regia di Federico Tiezzi (2005, 2007).

Carlo Rovelli

Carlo Rovelli

Professore all’Università di Pittsburgh dal 1990 al 2000 è ordinario di fisica teorica all’Università di Aix-Marseille, dove dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica del Centre de Physique Théorique. Rovelli ha introdotto la "meccanica quantistica relazionale" basata sull’idea che gli stati quantistici sono sempre relativi a un osservatore, interpretazione che è stata discussa da filosofi come Bas van Fraassen, Michel Bitboll e Mauro Dorato. E’ noto soprattutto per i suoi contributi alla gravità quantistica, il problema di conciliare la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica. In collaborazione con Lee Smolin e Abhay Ashtekar, ha dato origine alla teoria della gravità quantistica a loop (loop quantum gravity), oggi una delle principali linee di ricerca teoriche per descrivere le proprietà quantistiche dello spazio e del tempo. E’ autore di oltre 200 articoli scientifici pubblicati sulle maggiori riviste internazionali, di una monografia sulla gravità quantistica a loop e di alcuni testi di divulgazione scientifica tradotti e pubblicati in Italia, Francia, Inghilterra, America, Cina, e Brasile. Ha avuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Xanthopoulos della Società Internazionale per la Relatività Generale e la Gravità e il primo premio "Community", corrispondente al terzo premio assoluto nella competizione su "La Natura del Tempo" indetta dal Foundational Questions Institute (FQXi). E’ membro di diverse istituzioni tra cui membro senior dell’Istituto Universitario di Francia (IUF) e professore onorario dell’università Normale di Pechino.

Sean  Snyder

Classe 1972 nato in Virginia (U.S.A), ora vive e lavora a Berlino (Germania). Ha studiato alla Scuola di Design di Rhode Island, alla Boston University e alla Hochschule für Bildende Künste a Francoforte (1993-1999). Snyder ha avuto mostre personali in istituzioni importanti: il Kölnischer Kunstverein di Colonia (2013), l’Israeli Center for Digital Art a Tel Aviv (2010), l’Institute for Contemporary Arts a Londra, la Swedish Contemporary Art Foundation a Stoccolma (2009), lo Stedelijk Museum a Amsterdam, il Van Abbe Museum a Anversa, il Ludwig Museum a Budapest, il Lenbachhaus Kunstbau a Monaco (2007), Portikus a Francoforte e Secession a Vienna (2005), De Appel a Amsterdam e la Neue Kunst Halle a San Gallo (2004). Inoltre i suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive e in gallerie. Il lavoro di Snyder è il risultato di un processo di ricontestualizzazione d’immagini, video e testi trovati da fonti documentarie come notizie d’agenzia, immagini da banche dati e fonti governamentali, blog e chat rooms. Affrontando temi come la pianificazione urbana e la guerra al terrorismo Snyder rivela la trasposizione di ideologie attraverso le rappresentazioni e mostra come, confrontati a una crescente quantità d’immagini vediamo meno dell’immagine stessa, sopraffatti dal significato imposto dal contesto discorsivo in cui l’immagine è posta, mentre se la spostiamo di contesto appaiono altri significati. Snyder ha ottenuto numerosi premi: 2007, dal Israeli Center for Digital Art di Tel Aviv; 2005, dal Office for Contemporary Art di Oslo, l’ARTE Prize for a European Short Film, Oberhausen, Germania e dal Center for Contemporary Art di Kiev; 2004, dall’Institute of Contemporary Art di Sofia; 2002, DZ Bank Kunststipendium; 2000-2001, l’AIAV, Yamaguchi, Giappone; 2000, ASPIS Stoccolma e 1999 dal Senatsverwaltung für Wissenschaft, Forschung und Kultur di Berlino.

Daniel Soutif

Daniel Soutif

Classe 1946. Agrégé in filosofia ha collaborato come critico musicale al mensile Jazz Magazine e come critico d’arte al quotidiano Libération (1981-1994) e a Artforum (1987-1991). Capo redattore dei Cahiers du Musée national d’art moderne (1990-1994), è stato direttore del Dipartimento di Sviluppo Culturale del Centre Georges Pompidou di Parigi (1993-2001), dove ha curato una serie di mostre pluridisciplinari (Le Temps, vite! Parigi, Centre Pompidou, 2000; Tempo! Roma, Palazzo delle Esposizioni, 2000; Art i Temps, Barcellona, Centre de Cultura Contemporània, 2000/2001). Direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2003-2006), dal 2006 è curatore freelance realizzando le seguenti mostre principali: La Force de l’art (co-curatore), Parigi, Grand Palais, 2006; Il Secolo del Jazz, Rovereto, MART, 2008/2009, Parigi, Musée du quai Branly, 2009, Barcellona, Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, 2009; Francesco Lo Savio, Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, 2009/2010. Daniel Soutif è autore di numerose prefazioni di cataloghi e dei volumi Papiers journal. Chroniques d’art 1982-1992 (Nïmes, J.Chambon, 1994) e Voyages immobiles (Nantes, Le Passeur, 1994). Ha inoltre curato Nelson Goodman et les langages de l’art (Parigi, Centre Pompidou, 1991), Clement Greenberg (Parigi, Centre Pompidou, 1993) e L’Art du XXe siècle 1939-2002. De l’art moderne à l’art contemporain (Parigi, Citadelles & Mazenod, 2005). Ha realizzato una ricca filmografia di video documentari tra cui una serie diffusa da France 5 nel 2000.

Elena Volpato

Elena Volpato

Storica dell’arte, ha studiato presso l’Ateneo di Padova e presso la University of California Los Angeles – UCLA, Nel 1999 ha dato avvio alla Collezione video della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Torino - prima collezione pubblica di video in Italia. Ha insegnato in numerose accademie d’arte italiane, è attualmente curatrice responsabile della collezione dei Film e Video d’artista alla Galleria d’arte moderna e contemporanea GAM di Torino.